In una sciarpa

27 novembre 2017 Autore: Istituto: Istituto di Istruzione Superiore “G. Carducci” Volterra Classe III (V) Ciclo 2018-1

29 dicembre 2020, Volterra

 

 

Dovrebbe essere una lettera questa. Come dicevano a scuola? “Caro piccolo amore,”

avrebbe voluto la prof. di italiano. Non sono abituata a scrivere lettere. Da piccola ne ho scritta qualcuna, ma quando mi hai regalato la sciarpa che stringo, eravamo già passati agli sms ed alle chat. Ci provo lo stesso.

Sono tornata a casa per il Natale. Era poco meno di un anno che non tornavo, ormai Bologna è casa, qui le cose sono per lo più il passato o estranee. Non avrei voluto allontanarmi così tanto da queste colline, ma le persone che mi ero ritrovata attorno mi avvelenavano. E così ho cercato un rifugio sicuro tra letteratura e portici.

Mamma negli ultimi mesi ha smantellato la mia vecchia camera, così quattro anni di adolescenza stanno chiusi in un baule verde ai miei piedi. Ci sei anche tu. È la lampada di Aladino e lo scrigno di Pandora. Pensieri in agrodolce.

Mi sono esplose davanti una trentina di sciarpe che hanno trascinato con loro un centinaio di ricordi. L’ultima ad uscire è stata una sciarpa infeltrita di lana verde petrolio. Si è portata dietro il tuo viso e la tua lunga schiena pallida. Quando l’ho presa le mani mi bruciavano, ma stavo sorridendo.

Era il 31 dicembre 2013. Io avevo i capelli corti e tu non sapevi deciderti se fossi più bella o più forte con quel taglio. Mentre davi a me quella sciarpa, in un bigliettino hai chiesto al tuo caro dio la forza di starmi accanto. Ma io in dio non ci ho mai creduto e sono sempre stata più prepotente e aggressiva, e ti ho divorato amandoti. Nel mio tentativo di farlo.

Avevo sogni più grandi di adesso, più grandi di me, con te avevo sogni enormi. Poi un giorno questa Italia mi ha fatto lo sgambetto e mi sono ritrovata con le mani sbucciate e i sogni a pezzetti. Sogni più piccoli, li ho realizzati tutti, lentamente. Sono dovuta scappare da qui per farlo e sotto il portico di via Zamboni li ho protetti dalla pioggia. Sono quasi la stessa che sette anni fa prendevi in giro per il naso da papera.

Ho imparato a scrivere come sognavo.

Ho imparato ad aspettare, come mi hai sempre detto di fare, ho la pazienza che mi mancava per stare con te.

Non ho ancora imparato a capire e tollerare tutto quanto, ma sono un po’ meno Lucy van Pelt di quanto i miei amici pensassero allora.

Ho imparare a non fare di nuovo gli errori che ho fatto con te.

Come quella volta che sommersa nella sciarpa petrolio mi cullavi, ed io ti ho respinto, perché pensavo che la vita fosse una cosa seria e non ci si potesse soffermare sulle smancerie. Arrogante credevo di salire su, diventare qualcuno di forte, essere protetta. Oggi nelle stesse sciarpe pesanti mi lascio cullare dall’Amore.

Ho imparato che la vita è leggera, come cantava Brunori sei anni fa. “Vivere come volare”.

Ho imparato da te ad amare e per questo ti ringrazio.

Adesso con questa sciarpa stretta tra le dita, vestita come ti descrivevo a sedici anni, i capelli lunghi sciolti come mi sognavi a sedici anni, mi accorgo che ti ho lasciato andare un infinito tempo fa. Adesso con quel che ci siamo donati viviamo le nostre vite da rette parallele, con a fianco amori diversi e più belli.

Questi oggetti rimangono, come tutte le carezze che mi conservo sulla pelle.

Siamo diversi, siamo di altri, ma la somma di tutti i piccoli oggetti che abbiamo seminato mentre cercavamo chi siamo, ecco quelli siamo noi stessi.

Non lo credevo al tempo in cui mi hai regalato questa sciarpa. Mettevo da parte le poche cose che mi lasciavi, mi attaccavo a quegli oggetti che erano stati tuoi come sei ti contenessero, nella speranza che anche quando tu non lo fossi stato più, rimanessi un po’ mio. La realtà che sento adesso è che quegli oggetti non sono parte di te, ma parte di me. Contengono me stessa, il mio tempo di vita.

L’identità di ognuno di noi. Parte della mia ormai sei anche tu.

La sciarpa color verde petrolio non è altro che ciò che mi ricorda che una volta hai giurato di rimanermi accanto. Non è altro che ciò che mi ricorda che quella promessa l’hai mantenuta, lasciandomi vivere quei novecentosessantadue giorni con te.

Gli oggetti sono la forma fisica del pezzo del mio cuore che tu hai costruito.

Ma mia mamma mi chiama, un altro amore mi aspetta di sotto in macchina, devo chiudere la sciarpa nel baule e scappare.

Sono ancora la donna che hai visto sbocciare, anche se completamente diversa.

 

 

Vivi come abbiamo sempre sognato.

 

-A.

Aforisma.

 

“Spesso gli oggetti che lasciamo in giro passando per la Vita sono soltanto la materia che contiene certe emozioni”.

 

Alice Vanni

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