Un mondo perfetto

27 novembre 2017 Autore: Istituto: Classe Ciclo 1

“Di nuovo!”.

“Cosa?”.

“È successo di nuovo!”.

Marta è appena tornata da un’altra delle sue folli iniziative.

“Vi hanno fermato?”.

“Ovviamente!” sbotta lei, mentre butta il suo striscione per terra. “Nessuno capisce l’importanza di queste cose! Le automobili a idrogeno esistono da anni e nessuno le usa!”.

“Forse metterle in commercio sarebbe…”.

“Sarebbe una perdita economica” si toglie le scarpe. “Perché il petrolio è un affare troppo grande!” continua alzando gli occhi al cielo. “Tanto a chi importa del pianeta?” mi urla dalla cucina.

La trovo intenta a scartare nervosamente una barretta di cioccolato.

“Ehi, ora calmati, arrabbiarsi non servirà a niente”.

“Ce l’avevamo quasi fatta. Stavano venendo delle troupe a riprenderci…”.

“Dai, ti preparo un tè.”

“No, davvero, se quel cretino di Giacomo non avesse chiamato la polizia, ci saremmo riusciti stavolta. Si erano radunate un sacco di persone.”

“Sarà per la prossima volta.”

“Che rabbia! Vorrei solo fare qualcosa di buono. Lo sai quanta benzina consumiamo solo nella nostra città? O tutti i detriti che si depositano e…”.

“Adesso basta” le porgo una tazza. “Bevi il tuo tè nero, smettila di lamentarti e pensa a come impedire a Giacomo di rovinare tutto la prossima volta.”

“Ok, mi inventerò qualcosa.”

“Non puoi semplicemente inventarti qualcosa.”

“In che senso?”.

“Che non puoi andare a manifestare a caso, senza un piano o una strategia, altrimenti nessuno ti prenderà mai sul serio.”

“Che ne sai tu di come funziona una manifestazione? Non hai partecipato neanche una volta a quelle che organizzo.”

“Prendi carta e penna.”

“Attenzione gente, arriva Marco. L’uomo che risolve tutto!” però prende la penna.

“Ok, tanto per cominciare, devi avere chiaro il tuo obiettivo. Cos’è che vuoi ottenere?”.

“Informare la gente. E sperare che le macchine alimentate dalle molecole di idrogeno entrino in circolazione, sostituendo quelle attuali, molto più inquinanti.”

“Bene, e come pensi di raggiungere questo obiettivo?”.

“Attraverso le manifestazioni. Raduno il maggior numero di persone interessate a questa causa, e faccio in modo che i media si accorgano di noi.”

“E finora, a cosa ti ha portato questo metodo, oltre a essere arrestata tre volte?”.

“Due. E a non molto, in effetti.”

“Non pensi che allora, magari, dovresti provare a cambiare approccio?”.

“Beh, non ti ho ancora sentito proporre nulla.”

“Hai preso in considerazione di usare i social network per farti conoscere? Potresti spiegare il tuo progetto, la tua posizione, i motivi per cui proponi questo cambiamento. Potresti raccogliere delle firme, tentare di spedire le tue ricerche a un’emittente televisiva. Ci hai mai provato?”.

“Non è così semplice.” borbotta abbassando lo sguardo. Lo fa sempre quando non vuole ammettere che il sottoscritto ha avuto una buona idea.

“Penso che molti siano più ben disposti a mettere una firma piuttosto che scendere a manifestare in piazza. Si può almeno tentare.”

“Rifiuteranno.”

“Non lo puoi sapere.”

“…”.

“Vai a riposare adesso, ok? Sarai esausta.”

“Va bene”.

 

Forse Marco ha ragione. Forse non basta scendere in piazza e agitare gli striscioni. Sto sbagliando qualcosa? Boh, ci penso dopo. Ora mi scoppia la testa…

“Marta, Marta, Marta, svegliati!” sento Marco che mi scuote eccitato.

“Mhh… Che c’è, è morto qualcuno?”.

“No, guarda qui!” mi indica il computer. “Ho creato una pagina Facebook per il tuo progetto!”.

“Progetto MIF?” mi fa ancora male la testa.

“Macchine a Idrogeno per il Futuro.”

“Sembra uno slogan pubblicitario.”

“Intanto funziona, guarda, abbiamo venticinque ‘mi piace’!”.

“Un successone” commento ironica.

“So che non è molto, ma l’ho creata appena un’ora fa. Mi ha anche scritto un ragazzo dicendo che è una splendida iniziativa. Che ne pensi?”.

“Ti hanno fatto il lavaggio del cervello mentre dormivo o cosa? Non eri tu che fino a ieri dicevi che le mie idee erano assurde o irrealistiche?”.

“È che non mi ero mai informato davvero sul problema, l’ho fatto mentre dormivi.”

“E quindi hai creato una pagina? Tu, da solo?”.

“Non vuoi dare almeno un’occhiata? In fondo si tratta del tuo progetto.”

“Fammi vedere…”.

“Guarda, possiamo aggiungere anche dei banner in modo da farlo vedere a più persone. Oppure potremmo…”.

Continua a parlare di come farci conoscere, di come andrà bene e di come tutto funzionerà. Non ci credo. Per la prima volta in vita mia lo vedo davvero entusiasta per qualcosa. Ed è un mio progetto.

“È… È fantastico, sono senza parole.”

“Ti piace?”.

“Lo adoro.”

“Quindi pensi che funzionerà?”.

“Ne sono certa.”

 

“È così che è partito il Progetto MIF. All’inizio in modo lento, incontrando molti ostacoli. Ma alla fine siamo riusciti a realizzarlo, soltanto grazie a voi.”

Esco dalla sala e bevo un po’ d’acqua dalla bottiglietta, la conferenza è stata particolarmente faticosa.

“Non è una soddisfazione vedere tutte queste automobili a idrogeno parcheggiate?”.

“Assolutamente sì” vado incontro a Marco.

“È incredibile pensare come solo pochi anni fa, sembrasse impossibile.”

“Sai cosa è davvero incredibile? Che bastava informare le persone. Fargli capire che possono fare la differenza, che il loro supporto può effettivamente aiutare e portare delle novità, a migliorare le cose”.

“La gente sta cambiando, Marta. In meglio. Nessuno vuole una catastrofe e un sacco di nuovi movimenti ecologici stanno nascendo. Forse, tra un po’, saremo in grado di vivere davvero in armonia con la natura, invece di distruggerla”.

“Che poeta che sei diventato!”.

“Lo sono sempre stato!”.

Scoppiamo a ridere. Raggiungere la perfezione è impossibile ma possiamo avvicinarci a essa, passo dopo passo. Non vorrei vivere in nessun altro mondo che non sia questo.

 

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